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Mission

La Rivista vuole porsi come nuovo strumento di lavoro per studiosi, professionisti e operatori, consapevoli della complessità ma anche delle grandi opportunità del diritto societario contemporaneo.
Essa si compone invero di quattro parti: la prima dedicata ai saggi di dottrina, la seconda alla giurisprudenza annotata e comprensiva della giurisprudenza arbitrale; la terza parte, articolata in sezioni, prevede gli osservatori (a tema, come la corporate governance, o sulle normative, italiane, straniere e comunitarie); la quarta è destinata ai materiali (come statuti, patti parasociali, contratti, massime notarili). Ogni parte ospita altresì contributi di giuristi stranieri, anche in lingua.
Nella sua struttura la Rivista intende quindi riservare una costante attenzione alla dottrina ed insieme agli sviluppi della prassi (giudiziale, arbitrale, amministrativa e commerciale) italiana e straniera, nella convinzione che questa sia, oggi ancor più che in passato, una prospettiva necessaria, e che la comprensione del diritto societario interno – profondamente modificato dai recenti interventi riformatori – risulti più agevole e profonda ove si tenga presente, oltre ai fattori economici, il diritto straniero, comunitario e internazionale.
Il diritto societario è infatti sempre più espressione del diritto comunitario. Ciò non solo nel senso, tradizionale, per cui il diritto materiale comunitario condiziona la discrezionalità del legislatore nazionale con proprie norme di legalità superiore. Ma altresì nel senso, più nuovo, per cui l’ordinamento della Comunità Europea da un lato ammette e favorisce un proprio “mercato delle regole”, in seno al quale gli imprenditori - beneficiari della libertà di stabilimento - possano scegliere tra i diversi modelli organizzativi predisposti dagli Stati membri; dall’altro lato si fa promotore di riforme dirette ad accrescere l’efficienza allocativa e produttiva delle imprese su scala pan-europea, e la “democrazia” ed il buon governo delle società, garantendo al contempo agli Stati membri residui spazi per la salvaguardia di esigenze imperative a protezione di comprovati interessi di ordine pubblico.


Il giurista italiano che intenda comprendere ed applicare il diritto societario contemporaneo è quindi chiamato ad una impegnativa opera di ricostruzione, dovendo: (i) dare coerenza a fonti di diverso rango e natura, e, sull’insidioso crinale tra autonomia privata e diritto imperativo, attribuire significato ad istituti nuovi e non ancora sperimentati; (ii) conoscere la disciplina in vigore negli ordinamenti stranieri, che può rilevare sia come modello ispiratore, oltre che per l’interprete anche per il legislatore in sede di riforma e per il privato nell’esercizio dei ricordati poteri di autonomia; sia come fonte diretta alla quale attingere nel “mercato delle regole” ; (iii) individuare i condizionamenti che il diritto comunitario, o più in generale il diritto internazionale pattizio, pone tanto al legislatore nazionale quanto all’imprenditore nella regolazione delle società commerciali e della loro attività sui mercati; (iv) coordinare (attraverso le tecniche del diritto internazionale privato) le fonti di diritto interno con le fonti di diritto straniero, nei casi, sempre più frequenti, in cui il fenomeno organizzativo presenti elementi di estraneità rispetto all’ordinamento italiano e sia esposto alle valutazioni di altri ordinamenti.
Per queste ragioni la Rivista intende collocare l’esame del nuovo diritto societario italiano e delle sue prime applicazioni ed interpretazioni giurisprudenziali nel contesto dell'Unione Europea e in un dialogo permanente con la comunità scientifica internazionale, autorevolmente rappresentata nel Comitato scientifico i cui componenti si intende qui sentitamente ringraziare.

La Direzione